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MILANO è…
note di persone su spartiti di architettura e design

Siamo abituati a correre, alla frenesia. Agli standard che ci vengono dettati, ogni giorno.
Siamo abituati a uscire fuori dal nostro paese, a migrare verso altri posti.
Siamo abituati a rimanere affascinati dai posti che non sono i soliti che poi frequentiamo.

E invece, basta fermarsi.

Milano.
150 anni della Galleria Vittorio Emanuele II.

C’è poco da dire: veramente strepitosa. Curata. Ogni dettaglio racchiude in sé un significato. Unico.

Prima di ogni visita, è consuetudine – mia – rendere omaggio con un caffè ad un bar della zona. Questa volta, è toccato al Motta.

Accostamento unico di colori. Forti. Resi vivi dal riflesso delle vetrate che lasciano spazio alla luminosità, al bello così da colpire ogni oggetto e rimbalzare sulle persone.

Un blu forte, simbolo della calma e tranquillità: tranquillità di una domenica qualunque, di freddo. Un blu capace di creare rilassamento ed equilibrio. Una calma ed un equilibrio affiancati ad un colore in grado di generare movimento, forza, energia. L’oro. La luminosità che si riflette prima nell’arredo e nel design e poi nell’uomo. Delle luci. Non molte, forse poche ma in grado di definire e delineare un percorso, una presenza importante.

Riflettori puntati su quel “corridoio” lungo 196,6m. (braccio lungo) e 105,1m. (braccio corto).

Un corridoio di classe, di stile.
Quello che un tempo era chiamato il Salotto di Milano per la sua sede di ritrovo della classe borghese.
Soffitto enorme, inarrivabile e intoccabile a definire l’immensità, la superiorità posta al centro di una città un collegamento tra una piazza (Piazza Duomo) e il Teatro alla Scala (il divertimento e la cultura).
Affreschi rappresentanti continenti. Luogo commerciale. L’oro che ritorna nelle insegne dei negozi su sfondo nero. Il richiamo delle persone alla luce, al bello.

Un percorso fino al Teatro alla Scala con il suo Museo.

I ricordi di un tempo. Lo stile avvolgente, pieno. La cura dei particolari e dei dettagli.
Una storia che non stanca. Un gusto che continua a catturare l’attenzione.
Il marmo, gli affreschi, i dipinti, le cornici dei quadri, le sedute: elementi con dettagli.
E poi i costumi, la storia di chi quel posto l’ha costruito, l’ha vissuto, l’ha fatto suo.



E, salendo da quella scala che porta alla mostra dei vestiti di Maria Callas, lo sguardo gira a sinistra.

Una struttura apparentemente moderna che si eleva tra due altre strutture; posta di fronte alla “storia” permette alla persona di trovarsi accolto e coinvolto in un racconto: un racconto fatto di passato che ha segnato la nostra vita, da un presente che ci indica la strada e da un futuro fatto di pagine bianche affiancate da scrivere e interpretare.

Milano è note di persone su spartiti di architettura e design.