DENI

UN'ARTE A COLPO D'OCCHIO

Ascoltate 
♫♪ Fuji Kureta - Credo
Dei poster e dei manifesti di Sarp Sozdinler, graphic designer di Istanbul, classe ‘89, prima della mostra a Laboratorio Formentini non avevo mai sentito parlare. Incuriosita dall’evento MOSTRO – GRAPHIC DESIGN CAMP, dedicato alle arti grafiche e alla comunicazione visiva, decido di spulciare il suo sito ufficiale (http://www.sarpsozdinler.com/). Mi accorgo subito della novità: a metà strada tra il grafico e il pubblicitario, Sozdinler è un maestro della comunicazione.


È giovedì sera, e mentre la Milano bene incomincia a fare aperitivo, io mi spingo nel cuore di Brera per godermi l’ultimo giorno dedicato alla mostra. Lo spazio è vuoto, e ne approfitto per fare foto e leggere con calma il materiale datomi all’accoglienza. I lavori di Sozdinler sono ad aspettarmi proprio all’ingresso della sala principale, dopo la rampa di scale nera che mi conduce al primo piano.
Sono stati esposti 10 dei suoi poster. Capisco di riprovare la stessa sensazione percepita a casa davanti al pc: è un’arte a colpo d’occhio. Ora che sono a due passi dai lavori, la distanza non sembra avere importanza. Causa primaria, le forme geometriche: cubi, esagoni, quadrati, triangoli campeggiano sui poster cambiando orientamento e dimensione. Simili a celle, catturano schemi di parole, messaggi o informazioni che colgo solo dopo un primo sguardo; magari perché separate, da leggere dall’alto in basso, in un angolo, al centro, in piccolo.


Tutto è simmetrico e funzionale, come la scelta dei font e dei colori che danno spessore ai caratteri. Il risultato è potente e identitario. Alcuni dei lavori che guardo nascono per commissione, magari in vista di altre rassegne. Certo è, che se anch’io organizzassi un evento, con una locandina di questo tipo attirerei senza alcun dubbio l’attenzione!

Compaiono: Meczup : westend fotoschule, end of the year show, prodotto per il progetto di diploma di un amico; Jodie Mack , per Fol Cinema Society; Istype, per alcuni seminari di tipografia a Istanbul. I miei preferiti però sono The new globalization e Speak to the eyes. Entrambi del 2017, sono una perfetta sintesi dell’estro di questo giovane artista. Da esteta e visionario, è riuscito a combinare il contenuto al contenitore. Nessuna frattura, l’uno è mezzo e fine dell’altro. Lo spettatore si trasforma in consumatore e viceversa. A dir poco geniale.