DENI

INTERVISTA A LORENZO TAINI
ARTISTA DELL'ESSENZIALE
Ascoltate ♫♪ Petit Biscuit - You
Nell’epoca del digitale in cui tutto risulta già stato pensato, scoperto e realizzato, riuscire a trasformare con l’essenziale ciò che esiste può bastare a creare la novità. Seguono allora due considerazioni: anche il gesto artistico più semplice scaturisce da una scelta, e la semplicità non pregiudica la tecnica, l’esperienza e soprattutto il talento da cui il gesto nasce.
L’esempio calzante è l’artista Lorenzo Taini, nato nel ’77 nel comune marchigiano di Sassocorvaro, professore di arte alle scuole medie della periferia di Milano. Nella sua carriera vanta mostre personali a Heidelberg (Germania), New York (USA), oltre che lavori con importanti artisti come Carla Accardi, Grazia Varisco e Claudio Olivieri.


Per l’imminente mostra alla Galleria Morotti in via Saffi, prevista il 23 novembre, sono andata a trovarlo nel suo studio per intervistarlo. Fatte le formali presentazioni (ci eravamo sentiti solo per telefono), incominciamo a parlare di arte proprio mentre sta ultimando una tela, accovacciato a terra, armato di graffatrice. Si scusa, e un po’ imbarazzato ammette di essere in ritardo sulla consegna. Io, incuriosita, ne approfitto per scattare qualche foto e poi iniziare con le domande, seduta a terra a mia volta, a due passi da lui.
D. Parlami della mostra del 23 novembre. Cosa andremo a vedere in galleria?
R. La mostra cercherà di essere un excursus sui miei ultimi lavori. Quest’anno ho fatto parecchie mostre, l’ultima, bellissima, due settimane fa a Livorno. I luoghi geografici sono differenti, ma se le esposizioni si intensificano, le opere rimangono quelle e mi sono trovato nell’imbarazzo di fare mostre troppo uguali. Per questo ho inserito gli ultimi lavori.

D. Nel dettaglio, che genere di opere hai scelto di esporre?
R. Potremo dire che esistono tre filoni paralleli, tre tipi di lavori: quelli su tela, le installazioni e i lavori su carta. Questi ultimi li separo perché sono una sorta di costante. La carta è sempre il primo approccio per me. Banalmente perché le prime sperimentazioni le fai proprio sulla carta.

D. Quindi è dalla carta che hai incominciato?
R. Esattamente. I primi esperimenti sono stati le cartoline, in cui trovavo vari moduli, vari colori. Quante infinite variazioni ci sono in un disegno così semplice? Migliaia. È questo che mi affascina e che racchiude la mia poetica: esplorare una minuzia e trasformarla in un cosmo, per quanto sia possibile. Quando mi sono stancato di farlo su carta, ho trasferito il lavoro su tela e ho trasformato le “punizioni” in progressioni. È come se vedessi un frame, con tutti i passaggi: dalla tela cucita, o solo dalla tela imbiancata, fino al semplice telaio.


Starry Night 2017 [40x50cm] Side view – Foto di Luca Paolassini

Starry Night 2017 [40x50cm] Backside – Foto di Luca Paolassini
D. Parliamo delle tele. Come le realizzi e cosa vuoi comunicare con le linee?
R. Ho sempre incominciato dal colore. Le linee altro non sono che il frutto dello strappo. Credo che questo filone racchiuda molto della mia poetica. La tensione del lavoro è generata da un segno perfetto, ossia la linea, che è frutto tuttavia di uno strappo, che è invece un gesto violento, contrario alla perfezione. Il gioco sta in questo e l’effetto incuriosisce, ti fa dire “Come è fatto?”. Che ti piaccia o no, ti avvicini con il naso per cogliere i dettagli della superficie. Invece di guardarlo e basta, ti soffermi qualche secondo in più.

D. Poi cosa è cambiato?
R. Ad un certo punto mi sono stancato, volevo fare altro. È entrato in gioco il ricamo e ho inventato questo procedimento. Potevo disegnare e lasciare un unico tratto a filo o viceversa, e i giochi sono diventati infiniti. L’effetto è sempre quello dell’opposizione dei due segni e della possibilità per il quadro di farsi superficie. Magari in casa tua nel corso di una giornata, il quadro diventa 6/7 cose diverse a seconda del tipo di luce. Il filo può diventare quasi invisibile; altre volte è un monocromo e non vedi nient’altro. È una superficie che si fa scoprire di continuo.

D. In mostra ci saranno anche le sospensioni. Ce ne vuoi parlare?
R. Certo. In due nicchie ho creato due disseminazioni, una delle quali fatta di gomme. Sì (sorride), le gomme che raccolgo a scuola. Insegno alle medie e i ragazzi le perdono costantemente. Secondo me hanno un fascino incredibile. Ti ricorderai anche tu che sulle gomme sfogavamo un sacco di frustrazioni: c’è la gomma dell’iperattivo, piena di buchi fatti col compasso; c’è la gomma con la scritta “Forza Juve”…Ognuna racconta una storia, e quando le sistemo assieme ricreo la scuola, i ragazzi, io che lavoro. Di solito le installo o su tutta la parete, oppure creo delle cornici con del filo per creare un ulteriore sbalzo percettivo: magari tu vedi la linea sul muro, frutto dell’ombra del filo.

Punizioni Da Viaggio - dettaglio, Livorno - foto di Francesco Levy

Sospensione “Gomme GMCG” 2017 [50x100c], Livorno - foto di Francesco Levy
D. La mostra si intitola “Aguzzatelavista”. Perché?
R. Sebbene a molti non piacesse, ho scelto io il titolo, come la rubrica della settimana enigmistica, quella per trovare le differenze. Voglio rifarmi alla stessa cosa che realizzo con gli oggetti. Se da un lato vuole essere un ironico suggerimento a chi viene a vedere la mostra, quasi una provocazione, dall’altro fa ridere. I miei lavori quasi sempre avranno una dimenticanza, un vuoto fatto apposta. Molte delle punizioni giocano su questo, su una differenza da trovare, un errore.

D. E del rapporto tra pittura e installazione?
R. Oltre che rispondere alla necessità di diversificare, il legame sta nella ripetizione, degli oggetti, delle linee. Giovanni Maria Accame, famoso critico morto qualche anno fa, uno dei miei prof più cari, diceva: “La parentela tra le righe e i fagioli (gli oggetti utilizzati, in senso lato) la trova l’intelligenza di uno sguardo”. Quindi il legame lo coglie chi viene in mostra, non si può spiegare. Il ragionamento è sempre lo stesso: farti sempre un po’ stupire dell’ovvio, di qualcosa che quotidianamente consideri in un modo, e che invece poi puoi considerare stranamente speciale.


In Between days 2017, Albissola “Simmetriche eresie” - foto di Bart Herreman

Progressione Gialla 2017 [10x30x4] Mixed media on Canvas - foto di Luca Nistler
“La mia poetica è fatta di cose molto semplici, ridotte all’essenziale, poco sentimentali se vogliamo, ma non fredde”
LORENZO TAINI
AGUZZATELAVISTA
MOROTTI ARTE CONTEMPORANEA
23 NOVEMBRE 2017-14 GENNAIO 2018
MILANO, VIA SAFFI 9 - CORTILE INTERNO

VERNICE GIOVEDÌ 23 NOVEMBRE ORE 18-22