MASSIRENNA

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Gabriel Lester e il 'loop' design

Si tratta d'arte anche quando parliamo di come l'arte stessa viene presentata ai nostri sensi. Soprattutto nell'arte contemporanea, dove la curatela delle opere rappresenta molto spesso un veicolo comunicativo ben maggiore dell'oggetto artistico in sé. In sintesi, dove il 'come' sovrasta il 'cosa'.

È questo anche il caso di Gabriel Lester. Visual artist, regista e scrittore olandese classe '72 che ha esposto a Documenta 13 e alla Biennale di Venezia 2014 di cui ho avuto l'opportunità di visitare l'ultima mostra The Return of Lester's Loops. La mostra è stata ospitata al Groninger Museum, principale polo espositivo pubblico della città olandese Groningen – città in cui Lester crebbe in gioventù – e ho avuto il privilegio di poter visitare il percorso espositivo attraverso un'introduzione guidata dello stesso artista, anche se sfortunatamente è avvenuto nell'ultima settimana di permanenza della stessa mostra.
The Return of Lester's Loops si presenta come una mostra incentrata sul concept del cerchio. Un eterno ritorno, un loop, un fulcro attorno a cui ruota l'intero progetto espositivo, che presenta una serie di 3 filmati sulla continuità e la ripetitività della vita, della morte, dei pensieri e dello stesso universo cosmico. I cortometraggi, diretti dallo stesso Lester, sono proiettati sulle pareti curve di altrettanti strutture bianche circolari in cui il visitatore entra ed esce durante la sua visita, come fosse una transizione da una fase all'altra della mostra. Il filmato che più ha attirato la mia attenzione è 'Eternal return', girato in India e avente come protagonista un pilota d'auto che, impegnato in un'infinita corsa in un 'motordrome' motociclistico, riflette sulla circolarità della sua esistenza tra confusione, dubbio e anche un po' di sfinimento.
Il concetto espresso nella forma del cerchio è analogo a quello del Samsara orientale, una ruota che in alcune filosofie orientali rappresenta il ciclo della vita, della mostra e della rinascita” ha spiegato Lester, che non dimentica il ruolo del concetto del loop anche durante i primi lavori in gioventù riguardo street art e musica, dove “creavo loop lavorando coi nastri delle cassette”.

Persino da un punto di vista biografico la mostra di Lester rappresenta un cerchio che si chiude: cresciuto in una comune in provincia di Groningen, ha presentato il suo nuovo progetto proprio nel Groninger Museum dopo anni di recente vita e lavoro ad Amsterdam.

Cerchio dopo cerchio, The Return of Lester's Loops si sviluppa in una serie di 'cerchi concentrici' ('ripple effect') rappresentati dalle strutture del percorso espositivo, come se una goccia iniziale avesse dato origine al resto della mostra.

È affascinante come, in tali casi, il fil rouge non è tema curatoriale, bensì la colonna vertebrale della mostra e chiave di lettura della stessa; come una spessa e larga pennellata di azzurro cielo sulla tela alla base di una qualsiasi rappresentazione pittorica, che sia puntinista o astrattista.